Il rapporto è finito, ma il TFR non arriva. Oppure gli stipendi si accumulano mese dopo mese, tra promesse e rinvii. È una delle situazioni più frequenti. La buona notizia è che un credito di lavoro è tra i più facili da dimostrare, perché le prove le ha prodotte il datore stesso: buste paga, CU, contratto. E la legge ti dà strumenti in più degli altri creditori: una corsia preferenziale sui beni dell'azienda e, se l'azienda è insolvente, una garanzia pubblica. Quanto e quando incassi dipende dal patrimonio del datore: per questo conviene muoversi presto.
Quanto ti spetta
Quanto ti spetta?
Una stima del TFR maturato e degli stipendi arretrati.
Stima indicativa con retribuzione costante e 13 mensilità: il TFR si calcola dividendo per 13,5 la retribuzione utile di ogni anno, meno un contributo dello 0,50%, e va rivalutato ogni anno (art. 2120 c.c.). Contano anche gli anticipi ricevuti e se il TFR è stato versato a un fondo pensione. Il calcolo esatto si fa sulle buste paga.
Oltre a stipendi e TFR possono spettare tredicesima e quattordicesima, ferie e permessi non goduti, straordinari e, se il rapporto è cessato per giusta causa, l'indennità di preavviso.
Come si recuperano
- 1Diffida100 €
Una messa in mora formale dell'avvocato, con PEC o raccomandata, che indica con precisione le somme dovute: spesso basta, e interrompe la prescrizione.
- 2Decreto ingiuntivoPrevia valutazione
Le buste paga e gli altri documenti del datore sono prova scritta del credito: il giudice ordina il pagamento senza una causa. Se ci sono i presupposti di legge, ad esempio un documento firmato dal datore che riconosce il debito, il decreto è subito esecutivo. Il datore può fare opposizione.
- 3PignoramentoPrevia valutazione
Se il datore non paga neppure dopo il decreto, si procede su conti, crediti e beni dell'azienda.
- 4Fondo di garanzia INPSSe l'azienda è insolvente
Se il datore è in liquidazione giudiziale, o non ha beni sufficienti, l'INPS può pagare il TFR e gli ultimi tre mesi di stipendio, alle condizioni e nei limiti di legge.
Stipendi e TFR sono crediti privilegiati (art. 2751-bis c.c.): sul ricavato della vendita dei beni dell'azienda vengono pagati prima dei fornitori e degli altri creditori comuni. Il privilegio però non crea soldi che non ci sono: per questo conta muoversi prima che il patrimonio sparisca.
Se l'azienda è fallita o chiusa
Il Fondo di garanzia dell'INPS paga il TFR (L. 297/1982) e gli stipendi degli ultimi tre mesi del rapporto (D.Lgs. 80/1992). Ma non interviene in automatico, e la semplice chiusura dell'azienda non basta. Servono, di regola:
- La cessazione del rapporto di lavoro
- Un datore in liquidazione giudiziale o in un'altra procedura concorsuale, con il tuo credito ammesso allo stato passivo; oppure
- Un datore che non può fallire, perché troppo piccolo, contro cui un pignoramento serio è risultato inutile o insufficiente
Il Fondo paga solo gli ultimi tre mesi del rapporto, e solo se cadono nei dodici mesi prima della domanda di apertura della procedura o dell'avvio del pignoramento, con un tetto mensile. Se aspetti troppo prima di agire, quei mesi possono uscire dalla finestra e la garanzia si perde.
Come funziona l'insinuazione: Debitore fallito: come insinuarsi al passivo.
Entro quando agire
I crediti retributivi si prescrivono in cinque anni (art. 2948 c.c.). Nel lavoro privato, secondo la Cassazione (n. 26246/2022), dopo le riforme del 2012 e del 2015 il termine decorre di regola dalla cessazione del rapporto e non durante il suo svolgimento. Nel pubblico impiego, invece, decorre mese per mese anche mentre lavori (Cass. Sez. Un. n. 36197/2023). Anche il TFR si prescrive in cinque anni dalla cessazione.
Il termine lungo non significa che convenga attendere: più passa il tempo, più cresce il rischio che l'azienda diventi insolvente o sparisca.
Retribuzioni e TFR non pagati
Esame di contratto e buste paga, diffida al datore di lavoro e indicazione delle azioni successive, compreso il Fondo di garanzia. Decreto ingiuntivo, pignoramento e domanda al Fondo si concordano a parte, con un preventivo.
Domande frequenti
Il datore dice che non ha soldi: cosa posso fare?
Si può comunque ottenere un decreto ingiuntivo e procedere al pignoramento. Se l'azienda è insolvente, interviene il Fondo di garanzia dell'INPS.
Le buste paga bastano come prova?
Di regola sì: le buste paga sono un documento del datore e consentono di chiedere il decreto ingiuntivo. Insieme all'estratto conto, che mostra cosa non è stato accreditato, sono la base di quasi ogni recupero.
Mi hanno chiesto di firmare una quietanza «a saldo»: cosa rischio?
Se rinunci a diritti previsti dalla legge o dal contratto collettivo, di regola puoi impugnare la rinuncia entro sei mesi (art. 2113 c.c.). Ma se firmi in una sede protetta, ad esempio in sindacato o all'Ispettorato, l'accordo diventa definitivo. Fallo controllare prima di firmare.
Posso dimettermi se non mi pagano?
Sì: il mancato pagamento della retribuzione può costituire giusta causa di dimissioni, con diritto alla NASpI e al preavviso.
Quanto costa la diffida?
100 €, tutto compreso: esame dei documenti, diffida firmata dall'avvocato e indicazione dei passi successivi. Le eventuali azioni giudiziarie si concordano a parte, con un preventivo.
Questo contenuto ha finalità informativa e non sostituisce la valutazione del caso concreto.
