Il parto dovrebbe essere il momento più bello. Quando qualcosa va storto, le conseguenze possono accompagnare una famiglia per tutta la vita: un danno neurologico al neonato, una lesione alla madre, a volte una perdita.
Sono casi complessi e delicati, nei quali la tempestività delle decisioni dei sanitari, dal monitoraggio al taglio cesareo, fa spesso la differenza. Ecco come si valutano, e quali diritti hanno la madre, il bambino e il padre.
Indice
Le situazioni più frequenti
Sofferenza fetale e ipossia
Segnali del tracciato non riconosciuti o un cesareo eseguito in ritardo, con possibili danni neurologici al neonato.
Distocia di spalla e lesioni da parto
Manovre non corrette, con lesioni come la paralisi del plesso brachiale.
Danni alla madre
Emorragie non gestite, lesioni del perineo, infezioni, complicanze da cesareo.
Chi può agire, e entro quando
La struttura risponde a titolo contrattuale verso la madre. Il contratto di assistenza al parto, però, è uno dei pochi casi in cui la tutela si estende oltre il paziente: protegge anche il neonato e il padre, che ha nella nascita lo stesso interesse della madre (Cass. civ., sez. III, ord. n. 19188/2020; Cass. n. 11320/2022). Per loro il termine di prescrizione è quindi, di regola, di dieci anni.
Per gli altri familiari, come nonni o fratelli, vale invece la regola generale: la loro azione è extracontrattuale e il termine è di cinque anni.
Il danno al neonato spesso si chiarisce con la crescita, e il termine decorre da quando è ragionevolmente riconoscibile come possibile conseguenza delle cure: non dal giorno in cui un medico legale lo certifica.
La minore età del figlio non sospende la prescrizione, perché i genitori lo rappresentano. E chiedere la cartella clinica o un parere medico non la interrompe: serve un atto formale di messa in mora alla struttura. Se sono passati anni, fai verificare subito i termini.
Quando un parto difficile diventa responsabilità medica
Non ogni complicanza è un errore. Un Apgar basso, un tracciato anomalo, una paralisi del plesso brachiale o una diagnosi di paralisi cerebrale non bastano, da soli, a dimostrare una responsabilità. Ciò che conta è ricostruire, minuto per minuto, cosa è successo e cosa si sarebbe dovuto fare.
- Il tracciato mostrava segnali di sofferenza fetale?
- Quei segnali erano riconoscibili secondo le linee guida dell'epoca?
- Erano indicati altri controlli o un parto urgente, ad esempio un cesareo?
- C'è stato un ritardo ingiustificato ed evitabile?
- Un intervento tempestivo avrebbe, più probabilmente che no, evitato o ridotto il danno?
- Il danno può avere altre cause: prenatali, genetiche, metaboliche?
Il paziente deve provare il danno e il nesso con la condotta sanitaria, secondo il criterio del «più probabile che non»; spetta poi alla struttura dimostrare di aver agito correttamente o che il danno dipende da una causa a lei non imputabile.
Non significa automaticamente responsabilità. Ma se le lacune della documentazione impediscono di ricostruire i fatti, possono pesare contro la struttura. Per questo la prima cosa che facciamo è verificare che la documentazione sia completa.
I documenti decisivi
- Il tracciato cardiotocografico completo, in originale o in copia leggibile
- Il partogramma e il diario ostetrico
- La cartella della madre e quella del neonato, compresa la terapia intensiva neonatale
- Gli esami del sangue del cordone (emogasanalisi) e il punteggio di Apgar
- Le visite e gli esami della gravidanza
La prima copia ti spetta gratis (art. 15 GDPR): vedi Cartella clinica: come richiederla.
Cosa si può ottenere
Per il bambino
Danno biologico e morale, spese mediche, riabilitative e di assistenza per tutta la vita, perdita della futura capacità di lavoro.
Per la madre
Lesioni fisiche e conseguenze psicologiche, spese, perdite di reddito.
Per il padre
Le conseguenze sulla vita familiare e i danni patrimoniali, se provati.
Nei casi più gravi la voce più importante è spesso l'assistenza futura del bambino: per questo la quantificazione va costruita con cura, con l'aiuto di specialisti, senza duplicazioni ma senza dimenticare nulla. In caso di perdita del neonato, i familiari possono chiedere il risarcimento dei propri danni.
Come si ottiene il risarcimento
Si parte dall'analisi della documentazione con un medico legale e, nei casi ostetrici, con un ginecologo e un neonatologo. Segue la richiesta alla struttura e alla sua assicurazione. Se non si trova un accordo, prima della causa è obbligatorio un accertamento tecnico preventivo (ATP) o la mediazione: spesso è proprio l'ATP, con un consulente nominato dal giudice, a portare a una soluzione.
Diagnosi prenatale mancata
Quando un'anomalia del feto non viene diagnosticata durante la gravidanza, i genitori possono chiedere il risarcimento se dimostrano che, correttamente informati, avrebbero potuto e voluto interrompere la gravidanza nei limiti di legge. La prova può essere data anche per presunzioni. Le Sezioni Unite (n. 25767/2015) hanno escluso invece un diritto del bambino a «non nascere se non sano»; il bambino resta però risarcibile quando una condotta sanitaria ha causato o aggravato la sua lesione.
Valutazione del caso
Descrivi la situazione in poche righe, senza inviare documenti sanitari. Lo studio risponde entro un giorno lavorativo e indica se e come procedere.
Domande frequenti
Sono passati diversi anni dal parto: è troppo tardi?
Non necessariamente. Per madre, neonato e padre il termine è di regola di dieci anni, e decorre da quando il danno è ragionevolmente riconoscibile come conseguenza delle cure. Ma la minore età del figlio non lo sospende: conviene verificarlo subito.
Il danno al bambino è stato attribuito a cause genetiche: posso fare qualcosa?
Conviene un approfondimento: la diagnosi va verificata da specialisti, alla luce della documentazione del parto.
Chi paga il risarcimento?
La struttura sanitaria o la sua assicurazione. Nei casi gravi gli importi possono essere rilevanti, perché comprendono anche l'assistenza futura.
Devo inviare la documentazione con il modulo del sito?
No: descrivi il caso in poche righe. Lo studio ti indicherà come trasmettere i documenti in modo riservato.
Questo contenuto ha finalità informativa e non sostituisce la valutazione del caso concreto.
