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Danni da parto: risarcimento per la madre e per il neonato

Il parto dovrebbe essere il momento più bello. Quando qualcosa va storto, le conseguenze possono accompagnare una famiglia per tutta la vita: un danno neurologico al neonato, una lesione alla madre, a volte una perdita.

Sono casi complessi e delicati, nei quali la tempestività delle decisioni dei sanitari, dal monitoraggio al taglio cesareo, fa spesso la differenza. Ecco come si valutano, e quali diritti hanno la madre, il bambino e il padre.

Indice
  1. Le situazioni più frequenti
  2. Chi può agire, e entro quando
  3. Quando un parto difficile diventa responsabilità medica
  4. I documenti decisivi
  5. Cosa si può ottenere
  6. Come si ottiene il risarcimento
  7. Diagnosi prenatale mancata

Le situazioni più frequenti

01

Sofferenza fetale e ipossia

Segnali del tracciato non riconosciuti o un cesareo eseguito in ritardo, con possibili danni neurologici al neonato.

02

Distocia di spalla e lesioni da parto

Manovre non corrette, con lesioni come la paralisi del plesso brachiale.

03

Danni alla madre

Emorragie non gestite, lesioni del perineo, infezioni, complicanze da cesareo.

Chi può agire, e entro quando

La struttura risponde a titolo contrattuale verso la madre. Il contratto di assistenza al parto, però, è uno dei pochi casi in cui la tutela si estende oltre il paziente: protegge anche il neonato e il padre, che ha nella nascita lo stesso interesse della madre (Cass. civ., sez. III, ord. n. 19188/2020; Cass. n. 11320/2022). Per loro il termine di prescrizione è quindi, di regola, di dieci anni.

Per gli altri familiari, come nonni o fratelli, vale invece la regola generale: la loro azione è extracontrattuale e il termine è di cinque anni.

Il tempo dalla parte del bambino, ma non all'infinito

Il danno al neonato spesso si chiarisce con la crescita, e il termine decorre da quando è ragionevolmente riconoscibile come possibile conseguenza delle cure: non dal giorno in cui un medico legale lo certifica.

Due errori da non fare

La minore età del figlio non sospende la prescrizione, perché i genitori lo rappresentano. E chiedere la cartella clinica o un parere medico non la interrompe: serve un atto formale di messa in mora alla struttura. Se sono passati anni, fai verificare subito i termini.

Quando un parto difficile diventa responsabilità medica

Non ogni complicanza è un errore. Un Apgar basso, un tracciato anomalo, una paralisi del plesso brachiale o una diagnosi di paralisi cerebrale non bastano, da soli, a dimostrare una responsabilità. Ciò che conta è ricostruire, minuto per minuto, cosa è successo e cosa si sarebbe dovuto fare.

  • Il tracciato mostrava segnali di sofferenza fetale?
  • Quei segnali erano riconoscibili secondo le linee guida dell'epoca?
  • Erano indicati altri controlli o un parto urgente, ad esempio un cesareo?
  • C'è stato un ritardo ingiustificato ed evitabile?
  • Un intervento tempestivo avrebbe, più probabilmente che no, evitato o ridotto il danno?
  • Il danno può avere altre cause: prenatali, genetiche, metaboliche?

Il paziente deve provare il danno e il nesso con la condotta sanitaria, secondo il criterio del «più probabile che non»; spetta poi alla struttura dimostrare di aver agito correttamente o che il danno dipende da una causa a lei non imputabile.

Tracciato mancante o cartella incompleta?

Non significa automaticamente responsabilità. Ma se le lacune della documentazione impediscono di ricostruire i fatti, possono pesare contro la struttura. Per questo la prima cosa che facciamo è verificare che la documentazione sia completa.

I documenti decisivi

  • Il tracciato cardiotocografico completo, in originale o in copia leggibile
  • Il partogramma e il diario ostetrico
  • La cartella della madre e quella del neonato, compresa la terapia intensiva neonatale
  • Gli esami del sangue del cordone (emogasanalisi) e il punteggio di Apgar
  • Le visite e gli esami della gravidanza

La prima copia ti spetta gratis (art. 15 GDPR): vedi Cartella clinica: come richiederla.

Cosa si può ottenere

01

Per il bambino

Danno biologico e morale, spese mediche, riabilitative e di assistenza per tutta la vita, perdita della futura capacità di lavoro.

02

Per la madre

Lesioni fisiche e conseguenze psicologiche, spese, perdite di reddito.

03

Per il padre

Le conseguenze sulla vita familiare e i danni patrimoniali, se provati.

Nei casi più gravi la voce più importante è spesso l'assistenza futura del bambino: per questo la quantificazione va costruita con cura, con l'aiuto di specialisti, senza duplicazioni ma senza dimenticare nulla. In caso di perdita del neonato, i familiari possono chiedere il risarcimento dei propri danni.

Come si ottiene il risarcimento

Si parte dall'analisi della documentazione con un medico legale e, nei casi ostetrici, con un ginecologo e un neonatologo. Segue la richiesta alla struttura e alla sua assicurazione. Se non si trova un accordo, prima della causa è obbligatorio un accertamento tecnico preventivo (ATP) o la mediazione: spesso è proprio l'ATP, con un consulente nominato dal giudice, a portare a una soluzione.

Diagnosi prenatale mancata

Quando un'anomalia del feto non viene diagnosticata durante la gravidanza, i genitori possono chiedere il risarcimento se dimostrano che, correttamente informati, avrebbero potuto e voluto interrompere la gravidanza nei limiti di legge. La prova può essere data anche per presunzioni. Le Sezioni Unite (n. 25767/2015) hanno escluso invece un diritto del bambino a «non nascere se non sano»; il bambino resta però risarcibile quando una condotta sanitaria ha causato o aggravato la sua lesione.

Lo studio

Valutazione del caso

Descrivi la situazione in poche righe, senza inviare documenti sanitari. Lo studio risponde entro un giorno lavorativo e indica se e come procedere.

Domande frequenti

Sono passati diversi anni dal parto: è troppo tardi?

Non necessariamente. Per madre, neonato e padre il termine è di regola di dieci anni, e decorre da quando il danno è ragionevolmente riconoscibile come conseguenza delle cure. Ma la minore età del figlio non lo sospende: conviene verificarlo subito.

Il danno al bambino è stato attribuito a cause genetiche: posso fare qualcosa?

Conviene un approfondimento: la diagnosi va verificata da specialisti, alla luce della documentazione del parto.

Chi paga il risarcimento?

La struttura sanitaria o la sua assicurazione. Nei casi gravi gli importi possono essere rilevanti, perché comprendono anche l'assistenza futura.

Devo inviare la documentazione con il modulo del sito?

No: descrivi il caso in poche righe. Lo studio ti indicherà come trasmettere i documenti in modo riservato.

Avv. Giuseppe Chierchia
Avv. Giuseppe Chierchia

Avvocato civilista, iscritto all'Ordine degli Avvocati di Torre Annunziata. Sedi a Gragnano e a Milano.

Lo studio

Questo contenuto ha finalità informativa e non sostituisce la valutazione del caso concreto.

Prima valutazione del caso

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