Un impianto che non tiene, un dolore che non passa, un formicolio al labbro che dura da mesi. E spesso, dopo aver speso migliaia di euro, un altro dentista che dice: «va rifatto tutto».
Non ogni cura che non riesce è un errore. Ma quando l'errore c'è, hai dieci anni per agire e puoi recuperare molto più di quanto hai pagato. Il risultato, però, si gioca spesso nelle prime settimane: su cosa conservi e su cosa eviti di fare. Ecco come muoversi.
Indice
I segnali da non sottovalutare
Il tuo caso merita una verifica?
Spunta ciò che ti è successo.
Orientamento indicativo, non una valutazione medico-legale.
Chi risponde
Conta chi si è impegnato con te, non il luogo delle cure. Se ti sei rivolto direttamente a un dentista che ha assunto personalmente l'incarico, lui risponde a titolo contrattuale (art. 7, c. 3, L. 24/2017), con un termine di dieci anni. Se ti sei rivolto a una clinica, a un centro odontoiatrico o a una società, risponde la struttura, sempre a titolo contrattuale, anche per l'operato dei professionisti di cui si avvale; il singolo dentista che vi lavora, senza un rapporto diretto con te, risponde di regola entro cinque anni.
| Ti sei rivolto a | Chi risponde | Termine |
|---|---|---|
| Un dentista, che ha preso l'incarico in prima persona | Il dentista | 10 anni |
| Una clinica, una catena o una società | La struttura | 10 anni |
| Il dentista che lavora nella struttura, senza incarico diretto | Il dentista, in via extracontrattuale | 5 anni |
Il termine decorre da quando il danno e la sua possibile origine nelle cure diventano riconoscibili. Un reclamo o la richiesta della cartella non lo interrompono: serve una messa in mora formale.
Per impianti, estrazioni complesse e protesi, devi essere informato in modo comprensibile su rischi, alternative e benefici. Se l'informazione è mancata o era generica, puoi avere diritto al risarcimento anche se le cure sono state eseguite correttamente, purché la mancata informazione ti abbia causato conseguenze concrete. Il preventivo è un'altra cosa: serve per i costi, non sostituisce il consenso.
Quando il dentista è davvero responsabile
Il dentista non garantisce il successo di ogni cura: un impianto può non integrarsi anche se tutto è stato fatto bene. Risponde quando non ha rispettato le regole della professione. Per capirlo, si verifica:
- La diagnosi e gli esami prima dell'intervento: radiografie, TAC, valutazione dell'osso e delle condizioni generali
- La pianificazione: il trattamento era adatto al tuo caso?
- L'esecuzione chirurgica e protesica
- Come sono state gestite le complicanze, e cosa ti è stato detto di fare dopo
- Il tuo comportamento: igiene, controlli, indicazioni seguite
Tu devi provare il rapporto con il dentista o la struttura, il danno e il suo collegamento con le cure, secondo il criterio del «più probabile che non». Fatto questo, spetta al dentista dimostrare di aver lavorato correttamente o che il danno dipende da una causa a lui non imputabile. Ecco perché la valutazione di un odontoiatra esperto e di un medico legale è il primo passo.
Cosa conservare
- Preventivo, piano di cura, fatture e ricevute dei pagamenti
- Radiografie, ortopanoramiche e TAC, prima e dopo le cure
- Il consenso informato firmato, se c'è, e il preventivo
- Messaggi e comunicazioni con lo studio
- Il parere scritto e le radiografie del nuovo dentista
Se un altro dentista rimuove l'impianto o la protesi, la prova dell'errore può andare persa. Prima dell'intervento conviene far documentare la situazione con fotografie, radiografie e una relazione di un odontoiatra esperto e di un medico legale. Nei casi più delicati si può chiedere al giudice un accertamento tecnico preventivo, che cristallizza la situazione. Attenzione, però: le cure urgenti o necessarie non vanno rinviate per conservare la prova.
Cosa si può ottenere
| Voce | Quando spetta |
|---|---|
| Le somme pagate per cure inutili o dannose | Se le cure non sono state eseguite correttamente |
| Le spese per rifare il lavoro | Se necessarie, congrue e dovute all'errore |
| Il danno alla salute, temporaneo e permanente | Se c'è una lesione accertabile, ad esempio a un nervo |
| La sofferenza e gli altri pregiudizi | Se dimostrati |
| Le spese mediche future | Se prevedibili e documentabili |
Le voci si sommano senza duplicazioni: chi ottiene le spese per rifare il lavoro non può riavere anche, per intero, quanto pagato per lo stesso lavoro. Per le lesioni del nervo, come il formicolio persistente al labbro o alla lingua, la valutazione medico-legale è decisiva.
Prima della causa è obbligatorio un accertamento tecnico preventivo (ATP) o la mediazione. Nei casi odontoiatrici l'ATP è spesso la sede ideale per un accordo: un consulente nominato dal giudice verifica le cure e quanto costa rimediare.
Valutazione del caso
Descrivi la situazione in poche righe, senza inviare documenti sanitari. Lo studio risponde entro un giorno lavorativo e indica se e come procedere.
Domande frequenti
Il dentista mi ha proposto di rifare il lavoro gratis: devo accettare?
Può essere una soluzione, ma prima di accettare conviene valutare se il rapporto di fiducia c'è ancora e far documentare la situazione, per non perdere la possibilità di chiedere il risarcimento se anche il secondo intervento non va a buon fine.
Ho pagato in contanti senza fattura: posso agire?
Sì, il rapporto si può provare anche in altri modi, ad esempio con messaggi, appuntamenti e testimoni. È comunque una situazione da valutare con attenzione.
Entro quando posso agire?
Verso il dentista che ha preso l'incarico in prima persona, e verso la clinica, il termine è di regola di dieci anni da quando il danno e la sua origine nelle cure sono riconoscibili. Un reclamo allo studio non basta a interromperlo.
Serve un medico legale?
Di regola sì, insieme a un odontoiatra esperto. Lo studio indica quando serve e quanto costa prima di procedere.
Questo contenuto ha finalità informativa e non sostituisce la valutazione del caso concreto.
